joe strummer

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martedì 27 maggio 2014

Le idi di marzo in ritardo

Domenica la nostra lista ha umiliato la concorrenza, lasciandoli ad un terzo dei nostri voti. Neppure il più entusiasta dei nostri fan poteva immaginare questo finale, prendendo molto più voti di quanti ne avessero preso PD e Tsipras insieme alle europee. Questo significa che non solo eravamo in una cordata vincente, ma, soprattutto, che abbiamo fatto un buon lavoro sia nei 5 anni precedenti, sia durante la campagna elettorale. Credibilità, insomma, al contrario dei nostri avversari.

La gioia della vittoria è stata un po’ sporcata dalla delusione di non essere stato eletto. Una figura barbina, c’è poco da dire. Molti pochi voti rispetto agli altri, quasi in fondo alla graduatoria, con l’aggravante di essere consigliere uscente. Potete immaginare quante cose ho già pensato su questa materia, ma moltiplicatele per due o tre se volete avvicinarvi alla realtà. Persone, frasi, sguardi, assenze e presenze, ieri è stato davvero un giorno di importanti bilanci, purtroppo in pesante passivo sul piano personale.

L’unico pensiero che si possa scrivere e che vorrei condividere con voi è che sono stato troppo ingenuo nel pensare bene di troppe persone, ma, purtroppo, come dice il filosofo, inutile piangere sul latte macchiato. In qualche modo, sono orgoglioso di non essere stato sospettoso e di aver pensato che tutto fosse come mi sarei aspettato. Così è il mondo che vorrei e per il quale, nel mio piccolissimo, ho lavorato. E se, anzi, quando, nuovamente ci picchierò contro la testa, sono convinto che voi, amici, mi sosterrete, come avete fatto ieri. Non saprei dire cose molto più costruttive in questo momento 

lunedì 26 maggio 2014

Aspettando non godo(t)

Tra poche ore, finalmente, sarà tutto finito. Per ora, diciamo che, se le cose vanno come tutti pensiamo, Ezio Colombo sarà sindaco ancora per i prossimi 5 anni. Nel nostro Comune alle europee ci sono 1100 voti di differenza tra il blocco di centrodestra e PD/Tsipras e penso che questa differenza alle amministrative si muoverà ancora di più a favore nostro, con il serio rischio di passare il 50%. Evviva! Il cambiamento continua con te, abbiamo detto. Ora dobbiamo farlo e sono convinto che lo faremo
Ora manca la parte più complicata e più imprevedibile, quella della conta delle preferenze. Ho sentito ieri diversi candidati preoccupati, e lo sono anch’io, sia per chi può passare sia per chi rischia di non farlo. Il pensiero del flop mi ha svegliato dopo 3 ore di sonno, ma pazienza, per dormire c’è tempo anche domani (sempre di riuscire ad arrivarci). Diciamo che, giunti a questo punto, non c’è dubbio, stare fuori mi dispiacerebbe. Un po’ perché ormai stiamo assaporando la vittoria, un po’ per non poter proseguire le cose che ho fatto in questi 5 anni, di cui sono convinto che qualcuno debba occuparsi, un po’ per una forma di orgoglio personale che, purtroppo, nonostante tutti i miei buoni propositi, non sono riuscito a cancellare, ma soprattutto perché mi dispiacerebbe per le persone che si sono fatte un mazzo quadrato per spendere il mio nome dovunque, con uno sforzo, una dedizione, una passione che certamente io non merito. Ho provato a tenere qualche conto e, se anche dovessi rimanere fuori, se non ho sbagliato i conti dovrei raccogliere almeno il 50% di voti in più dell’ultima volta. Ora, davvero questo è un risultato di cui essere soddisfatti e, senza esagerare, vorrei dire orgogliosi. E’ un risultato che, soprattutto, dà un senso al lavoro dei miei amici, che mi tocca profondamente ogni volta che ci penso, che mi hanno fatto conoscere presso tante persone che non sapevano neppure che esistessi, che hanno perso ore a parlare di me e a imbucare volantini col mio faccione in ogni angolo del paese, e che, dulcis in fundo, si sono meritati anche qualche scomunica da un autoproclamatosi talebano della chiesa (rigorosamente con la c minuscola, trattandosi, la sua, di setta). I miei amici sono tutte persone normali, che non hanno mai fatto controllo del territorio, che non sono andati in giro come i venditori della Folletto o mettendo il santino davanti alla signora ottantenne insieme ad una scatola di biscotti, ma, molto più semplicemente, sono compagni di un viaggio che ho iniziato anni fa e che, in modo per me sempre più sorprendente, hanno scelto di fare insieme a me. Il volantino mio e di Giovanna è girato per tutto il paese grazie al lavoro degli amici e non a quello di un ragazzo sottopagato, magari pure in nero. Non ci abbiamo scritto frasi eclatanti, nè impegni vaghi o roboanti. Una persona con un’indubbia esperienza della politica agratese mi ha detto di essere rimasto sorpreso di non averci letto le mie competenze in materia gestionale  o “ambientalista” che pure, volendo, avrei potuto vantare senza imbrogliare nessuno. “Può essere una scelta strategica”, ha commentato (sottintendendo ben altro, ma ci mancherebbe, ognuno è libero di pensare ciò che vuole nei miei confronti). Semplicemente, lì dentro io ho voluto scrivere con sincerità di me, delle cose che mi interessano, dicendo all’elettore “io sono questo, nudo e crudo” (si, lo so che potevo scegliere un’immagine un po’ più poetica….) Questo mi permetterà di andare comunque in giro a testa alta: dovesse andare male, non avrò cercato di abbindolare nessuno, dovesse andare bene sarà ancora più importante sapere che un numero importante di persone ha fatto proprie le mie idee e mi ha chiesto di portarle avanti per i prossimi anni. Semplice, no? Insomma, i miei amici sanno che io so comportarmi solo in questo modo e sono certo che loro approvino.

E’ stata una scelta da estremista, molti diranno. Forse si, ma non voi, Amici. Di cuore, di tutto cuore, comunque finisca questa storia, mi avete commosso. Mi perdonerete ancora una volta se, oltre a tutti i miei errori e le mie povertà, anche oggi non so dire altro che un grande e emozionato grazie. 

mercoledì 21 maggio 2014

Vecchio

Siamo agli sgoccioli della campagna elettorale e finalmente abbiamo ricevuto la nostra polpetta avvelenata. Ce l’ha confezionata Bosisio, paladino della vecchia DC e delle vecchie cooperative edilizie, che, nonostante tutto, hanno ancora la loro visibilità locale, per aver costruito negli anni d’oro un buon numero di alloggi sul nostro territorio. Si è ricandidato sindaco mettendo insieme una lista di persone discretamente giovane e anche presentabile, dove però tra candidato sindaco e capolista (penso il massimo dei consiglieri cui possa aspirare la sua lista) l’età media è 66 anni. Non voglio misurare tutto con la retorica renziana dell’anagrafe, però questa è la realtà. Poi mi smentiranno i fatti …. La sua candidatura è arrivata dopo essersi messo in lista con Comasini la scorsa legislatura (allora la lista era UDC, oggi ci dice che la sua lista è slegata dai partiti…. uhm … come passa il tempo …)  e non essere riuscito ad essere eletto e, soprattutto, dopo una carriera sui banchi democristiani del consiglio che parte dalla notte dei tempi, che ha avuto il suo culmine con l’assessorato nella giunta Mattavelli. Parliamo di una nomina avuta 20 anni fa. Comasini ora ha fatto il salto della quaglia nel nome della poltrona, lui no, fedele alla linea e alla vecchia guardia di sodali. Coerente, bisogna dirlo.
Però, di una coerenza di cui non si sentiva la necessità. Più che altro, a me sembra di vedere un attaccamento morboso ad un mondo che non esiste più, radicato ciecamente al proprio  piccolo mondo antico, fatto delle cose, che personalmente ho trovato spesso discutibili, che la sua amministrazione ha fatto. Già, ma quale amministrazione? Al nostro piace raccontare del “clima di straordinaria partecipazione popolare”, chi c’era ci racconta invece di un clima un po’ diverso, in cui tutto veniva deciso davanti al caminetto da un manipolo di potenti e la base del partito stava a guardare, in cui si usavano metodi dittatoriali e il dissenso veniva gestito con la fatwa e la scomunica,  e potrei proseguire molto oltre, ma non servirebbe.  La vera domanda è: ma ci interessa davvero tutto ciò? A me sembra di aver già sentito questa tiritera già tre volte: nel 1999, nel 2004 e nel 2009. Sempre uguale la canzone, sempre uguale la risposta dei cittadini, che hanno sempre mandato a casa questi signori.  Si chiamassero Mattavelli, Longoni, Comasini o Bosisio , alla stessa domanda la risposta è sempre stata la stessa. Proseguire nello stesso modo sembrerebbe poco produttivo, ma si sa, ognuno fa i conti a casa propria.
Ciò che mi fa un po’ paura per chi vuole raccogliere gli interessi dei cittadini, ma umanamente anche un po’ tenerezza,  è il fatto che per questi signori la storia del nostro paese è rimasta immobile. In cinque anni il mondo si è trasformato e anche il nostro comune ha visto mille cambiamenti nella propria struttura sociale, nelle abitudini, nel bisogno dei luoghi di aggregazione, nei flussi migratori, su come e dove le persone pensano il proprio futuro, nel relazionarsi con il proprio lavoro, nel bisogno di rappresentanza. Per noi progettare un programma in questo contesto è stato difficile, perché significa non solo leggere il presente, che non è comunque banale, ma anche immaginarsi le future evoluzioni.  Il Bosisio invece ci tiene ancora a raccontare delle mille firme che IpA raccolse contro il parco Aldo Moro (io ricordo che furono contro la palazzina del ristorante, che ha poi dato mille problemi che il nostro finge di non conoscere, però io allora non c’ero …), del consumo di suolo per il Polo Sanitario (era un “polmone verde” secondo il Bosisio, dal che deduco che fare le case in cooperativa non consuma suolo, fare il Polo Sanitario invece è un reato contro l’ambiente) e di quell’atto di pirateria politica che è il volantino dell’RSA firmato dal Gilardelli, di cui si è  evidentemente esplicitato il mandante
Insomma, Bosisio, sei bravo a fare il tuo mestiere di spezzapollici. Per te il tempo non è passato invano, hai imparato a pianificare tutto con scaltrezza per screditare i tuoi avversari, da destra e da sinistra, e hai saputo usare o far usare agli altri toni melensi e quelli duri, hai cercato di essere un po’ autoritario e un po’ buon padre di famiglia, come dovrebbe fare un vero centrista. Insomma, hai fatto il tuo mestiere, anzi, come diresti tu, il tuo “sporco” mestiere, come l’alleanza chi ti sei detto disposto a fare pur di mandare a casa IpA. Il problema è che sei rimasto sospeso in un mondo parallelo. Le tue parole non le capisce più nessuno, i tuoi riferimenti sono preistoria per la gente, il modello amministrativo che vorresti è stato asfaltato tre volte dai cittadini e non te ne sei ancora accorto, le case in cooperativa non le compra più nessuno perché il problema dei giovani non è dove investire 150mila euro, ma trovare 150 euro per l’affitto, il parcheggio di Omate ha cancellato una zona dove le maestre non volevano portare i bambini e permetterà di liberare la piazza dalle auto. Eccetera.

Semplicemente, Bosisio, hai del vecchio dentro. 

lunedì 19 maggio 2014

Vado a vivere in campagna

Erano anni che aspettavo questo momento, direbbero nei film. Ma non proprio con entusiasmo, aggiungerebbe il vostro. Quando, nei segreti meandri cortocirtuitati delle riflessioni notturne, pensavo se mi sarei ricandidato nuovamente, quello della campagna elettorale era uno degli ostacoli di fronte ai quali mi era difficile proseguire un ragionamento. Certo, non è carino dirlo, soprattutto per chi poi ha già affrontato questo momento e dovrebbe essere, se non abituato, almeno vaccinato, però la cruda realtà va presa per quella che è
Se mi conoscete lo sapete, ho delle serie difficoltà nelle operazioni di vendita, soprattutto se poi la merce sono io. Sempre se mi conoscete, sapete che mi è semplice trovare difetti dovunque e questo normalmente non piace a molti (pazienza…). So però trovare senza grandi difficoltà difetti anche a me stesso e per questo non trovo molto naturale propagandare ciò che si ritiene perfettibile.
Però, lo sappiamo tutti, senza campagna elettorale non si vincono le elezioni, senza farsi conoscere non si può essere votati, senza raccontare quello che hai fatto nessuno potrà fidarsi di te la prossima volta. Per fortuna esiste questo rifugio virtuale, certo non frequentato come quelli delle blogstar, ma serve, per prima cosa a me, che a volte ritrovo un po’ di senso verso quel bisogno di rimettere in ordine le idee che penso capiti un po’ a tutti e scriverlo di solito mi aiuta a sistematizzare
E’ difficile, comunque. Non solo è difficile sapere di dover vincere le regole della pubblicità, ma soprattutto è difficile il resto. Per esempio, è dura sapere che comunque più di tanto non riuscirai a venderti, perché, anche se queste cose servono per farsi conoscere, non sono nelle tue corde. Soprattutto, la campagna elettorale mi dà l’impressione di essere scivolata oltre il proprio iniziale mandato. Il primo riguarda l’inseguimento del risultato personale da parte della maggior parte dei candidati. Ho trovato e trovo  faticoso accettare che altri candidati con molti meno peli sulla lingua di me, magari anche della mia stessa lista, tengano comportamenti che a me sembrano ai limiti della correttezza (e a volte anche oltre…) per poter grattare tutto quanto sia possibile. Certo, nessuno (almeno per ora…) appiccica adesivi con il proprio nome ai pali dei cartelli stradali come faceva Mancino 5 anni fa però trovo sgradevoli alcuni comportamenti molto aggressivi, certe conversioni dell’ultima ora a argomenti, persone, gruppi ecc. ma soprattutto il tentativo di imporre la propria presenza in ogni luogo e in ogni occasione.  Penso anche che almeno una parte del mio fastidio sia legato alla differenza di approccio che ognuno di noi ha su queste questioni, ma avrei apprezzato molto di più se ognuno avesse tenuto un profilo più moderato, sia per una questione di stile, sia per permettere a chi non ha una grande visibilità di poter avere le stesse possibilità all’interno di ciascuna lista
C’è poi il grande tema delle balle sparate a colpi di volantino. Ormai siamo abituati a vedere il candidato di destra scopiazzarci a tutto tondo, ma la vergogna della lettera sull’RSA di Omate mi pare ci abbia fatto raggiungere il punto più basso da molti anni. Una lettera piena di falsità, scritta unicamente per gettare discredito su chi ha sempre lavorato con onestà e trasparenza, doti che evidentemente sono ignote sia a chi l’ha scritta che a chi sta appoggiando questa operazione indecente. Perchè, per esempio, chi distribuisce ai propri banchetti questa lettera può forse chiamarsi fuori e dirsi innocente? Non avremo mai le prove su chi sia il mandante, ma personalmente ho più di un sospetto, anzi, più di cinquecento, che il vero colpevole si debba cercare tra i candidati di destra che, quando c’è da tirare fuori il peggio di sé, evidentemente dimenticano i loro livori e marciano compatti e disposti a tutti, come Bosisio aveva già anticipato quando ha parlato di “alleanza più sporca” che si è detto disposto a sottoscrivere pur di strappare il governo del nostro Comune ad IpA. Comasini ha rilasciato al Cittadino una dichiarazione di gran classe che dice in sostanza che Colombo  invece di pensare ai giochi dell’Aldo Moro sui quali i loro candidati hanno girato parte del video di Happy nonostante il divieto, fulgido esempio di rispetto della cosa altrui, dovrebbe occuparsi dell’RSA di Omate. Insomma, new entry al primo posto, ma, ovviamente, loro però non sapevano nulla, si tratta di un’iniziativa autonoma di un 86enne che, dopo una trattativa di anni, una settimana prima delle elezioni non sapeva come ingannare il tempo e ha deciso di scrivere ai tutti i cittadini. Come, evidentemente, fa ogni settimana, giusto? Ed è colpa del sindaco se quell'area ha 5 vincoli urbanistici, giusto? Peraltro, uno è di legge, tre li ha messi la provincia e l'unico comunale è stato votato dal consiglio comunale di cui il signor Gilardelli era membro di maggioranza. Ma tu guarda a volte le coincidenze ....

Insomma, per fortuna che manca una settimana e poi, per fortuna, ricominceremo a parlare di cose un po’ più serie. 

giovedì 1 maggio 2014

Piacere mio 2 - la vendetta

Rispetto a quello che avevo scritto cinque anni fa, qualcosa è cambiato. Mi tocca ripresentarmi e sbrodolare ancora un pezzettino. Ma se non lo faccio qui …


Chi sono
Ho 47 anni, sono sposato con Enrica da 20 e ho due figli, Cecilia e Massimiliano, che hanno 14 e 12 anni. Ho conseguito la maturità classica e successivamente la laurea in Economia e Commercio. Sono obiettore di coscienza e ho svolto servizio civile presso una cooperativa sociale della provincia di Parma. Ho lavorato poi come dipendente presso diversi Comuni della provincia di Milano, cosa che mi ha permesso di conoscere approfonditamente il mondo degli enti locali. Ultimo tra di essi, ho lavorato anche presso il Comune di Agrate Brianza, dove ho ricoperto il ruolo di responsabile del settore finanziario dall’agosto del 2001 al dicembre 2002. Sono successivamente rimasto nel campo degli enti locali, perché dal 2003 lavoro presso una nota azienda che gestisce servizi pubblici per conto dei Comuni. Nella tornata elettorale del 2009 sono stato eletto in Consiglio Comunale ad Agrate Brianza nella lista Insieme per Agrate . Ho avuto in questi cinque anni la delega dal Sindaco di Agrate per l’ economia solidale, sicuramente una delle pochissime deleghe in Italia (almeno, se ne conoscete segnalatemele…)

Cosa mi piace fare

“Ho poco tempo e troppa fame”, cantava qualcuno. Lo stesso vale per me: mi interessano tantissime cose. Mi tengo aggiornato sull’attualità e leggo appena posso, sia saggi che romanzi, seguo il panorama della musica rock da quando portavo i calzoni corti, anche nelle sue varianti meno note e più “underground”, scrivo anche su un blog musicale nel quale mi ha coinvolto il mio più antico compagno di sventure, ma, poiché, pur seri, scriviamo sotto nick, dovrete sguinzagliare i vostri detective per scoprire dove … mi piace moltissimo viaggiare, sono uno juventino intristito e un nostalgico di Bob Morse padrone del basket di Varese. Pur non essendo un esperto informatico, credo nella rete come strumento di democrazia e di informazione e per questo seguo con interesse i social network e le esperienze utili per “fare sistema” con la rete. Lo scorso anno ho provato un volo in parapendio: se non sarò eletto, la prima cosa che farò sarà prendere informazioni per fare il patentino di volo!

Le mie radici socio-politiche

Il mondo che mi è più vicino è quello associazionistico, e in particolare quello legato ai movimenti di base. Sono cattolico e credo fermamente in uno Stato che accolga e contemperi le necessità e le istanze etiche e religiose di tutti i cittadini. Cerco di incarnare il mio modo di essere cattolico operando a favore degli ultimi e contro le ingiustizie. Per questo, ho fatto parte per diverso tempo dell’Ong Mani Tese, con la quale, lavorando su un progetto di economia solidale, proprio quest’anno abbiamo nuovamente incrociato i nostri destini. Ho fatto la mia prima marcia per la pace Perugia – Assisi nel lontano 1993. Molti anni fa, non ricordo neppure quanti, ho frequentato la scuola di formazione socio politica della diocesi di Milano. Negli ultimi anni mi sono interessato di economia solidale e attualmente sono membro del Gruppo di Acquisto Solidale (G.A.S.) di Agrate, per il quale faccio parte del gruppo di coordinamento. L’economia solidale mi ha coinvolto anche a livelli di coordinamento sovraterritoriale: rappresento il nostro GAS all’interno della Retina dei GAS della Brianza e faccio parte anche della Rete di Economia Solidale della Lombardia. In quest’ultima veste, mi sono recentemente occupato del disegno di legge regionale sull’economia solidale, per il quale abbiamo avuto un grande supporto dal Movimento 5 Stelle ma purtroppo non lo stesso entusiasmo dai partiti con i quali normalmente collaboro a livello locale. Meraviglie della politica fatta per schieramenti, tatticismi e parole. Ho anche scritto qualche pagina a questo proposito su un bel libro che vi consiglio di leggere, anche se purtroppo non mi danno le royalties  …. Faccio anche parte di un gruppo nazionale che ragiona sull’armonizzazione delle varie leggi regionali sull’economia solidale.
Sono anche donatore Avis da molti anni. Frequento attivamente la lista Insieme per Agrate dal 2003. Non ho, né ho mai avuto, tessere di alcun partito, ma ho simpatie per chiunque, in politica, orienti la propria attività a favore di una maggiore equità sociale e perché ad ognuno sia consentito di costruirsi con dignità il proprio futuro indipendentemente dall'estrazione sociale e dalle possibilità economiche. Finora, a destra non ho mai trovato queste sensibilità, quindi...

Cosa ho fatto ad Agrate

Nel corso dell'amministrazione Poletti bis (2004-2009) sono stato nominato vicepresidente di ASSAB, l’azienda speciale comunale che gestisce le farmacie comunali e che ha costruito il Polo Socio Sanitario. Nella parte finale della stessa legislatura ho fatto parte della Consulta Urbanistica e ho supportato l’assessore competente nella lunga e complicata fase di predisposizione del piano di governo del territorio. Infine, ancora nella stessa legislatura, sono stato anche nominato presidente della Commissione per l’erogazione dei contributi economici ai progetti di cooperazione internazionale.
Nella legislatura 2009-2014, che si sta chiudendo, sono stato eletto consigliere comunale e ho avuto, come ho scritto sopra, la delega all’economia solidale. Sono stato presidente della commissione per l’assegnazione di alloggi di edilizia residenziale pubblica, un impegno invero poco più che formale. All’inizio del mandato invece ho curato il processo per l’attribuzione del premio “città equosolidale” al nostro Comune.
Nella parte finale invece, ho curato l’avvio di un progetto di cohousing che spero verrà confermato anche nella prossima legislatura. L’area individuata dal pgt è quella all’incrocio tra via Kennedy e Via Lecco. Per saperne di più e magari per segnalare il vostro interesse, trovate un po’ di informazioni qui.
Nel 2012 ho partecipato per conto del Comune di Agrate al progetto Realsan, finanziato dall’Unione Europea, che mirava a costruire una rete tripartita di soggetti istituzionali che lavorassero intorno al tema della sicurezza alimentare: una sottorete in Italia, una in Spagna e una in America Centrale. Per questo sono stato una settimana in Salvador e Guatemala, esperienza di cui racconto qui e nei post seguenti. Esperienza molto formativa sul piano personale, un po’ meno per l’aspetto progettuale, ma pazienza.  
Per l’economia solidale durante il mandato elettorale abbiamo fatto diverse cose, grazie all’indispensabile contributo del GAS. Senza elencare tutte le varie iniziative (però il convegno internazionale con gli ospiti francesi e il segretario della rete mondiale di parternariato tra produttori e consumatori mi è particolarmente cara), penso che la cosa più importante che abbiamo fatto sia stato dare corpo al tentativo di contribuire alla ricostruzione della dimensione culturale del nostro paese, così devastata da anni di totale assenza di qualsiasi principio etico nel vivere civile. Il paziente e spesso faticoso lavoro che abbiamo provato a fare è stato quello di provare a riportare senso in uno dei più quotidiani gesti che facciamo, quello di aprire il portafoglio e portarci a casa delle cose. In pochi si rendono conto che fare la spesa è come andare a votare tutti i giorni e che quel partito per il quale si vota a volte è anche lo stesso che ti mette in mezzo alla strada, che  ti costringe a stare in coda per un’ora al mattino, che ti abitua al fatto che quando ti serve il burro ci metti due ore per fare la spesa e che torni con un carrello pieno di offerte speciali, che ti abbassa il costo del telefonino o delle arance ma che fa fare la fame a chi li produce eccetera. Ecco, a me sembra che dopo cinque anni c’è in giro un po’ più di consapevolezza e questo, poco modestamente, penso sia anche grazie al fatto che ora si sa un po’ di più sull’economia solidale.



Cosa vorrei fare in Consiglio Comunale

Mi riconosco appieno nel programma della lista Insieme per Agrate che ho contribuito sia a scrivere che ad assemblare. Naturalmente, quello dell’economia solidale è il punto che vorrei tanto che venisse portato avanti, con o senza di me. Oltre a quanto ho scritto sopra, mi sembra un tema particolarmente qualificante perchè, rispetto a tanti obblighi che il Comune si porta dietro, questo non lo è, quindi tutto quello che verrà fatto su questa materia è una pura e semplice scelta politica. L’applicazione dei principi dell’economia solidale poi si trascina moltissime implicazioni, che riguardano l’urbanistica e l’edilizia (se e dove costruire, quante aree agricole lasciare e cosa farne di esse, quali tipologie di edifici preferire, come concepire gli edifici abitativi affinchè venga stimolata la condivisione e il senso di comunità ecc.), l’ambiente, la cultura e l’educazione (qui non lo spiego, è troppo facile…), il commercio (stimolando gli esercizi commerciali interessati alla vendita di prodotti a basso impatto ambientale e realizzati con criteri etici), la gestione delle mense scolastiche (sulle quali da mesi con alcuni amici e il nostro assessore all’istruzione stiamo provando a portare a casa un progetto complicatissimo, che unisca i comuni della zona per la ricostruzione di filiere alimentari locali), l’ambiente (pure questa è troppo facile), la partecipazione democratica dei cittadini alle principali decisioni e chissà quanti altre aree di intervento.
Insomma, l’economia solidale sembra un giocattolo per invasati, ma dietro c’è l’idea di un progetto di comunità davvero alternativo.
E se ancora non vi basta, per questioni professionali penso di potere dare un contributo alle attività dell’amministrazione in materia di tributi e bilancio, che è sempre difficile da interpretare da parte dei non addetti ai lavori, poiché la contabilità pubblica lavora con principi totalmente difformi rispetto a quelli di una qualsiasi azienda,  sulla gestione delle attività di programmazione e controllo e sulla gestione del personale e poi potrei anche metterci un po’ di cose che in 15 anni ho imparato frequentando il Comune. Mi piacerebbe fare delle cose ma, soprattutto, vorrei tanto che qualche amministratore le facesse.
Se vuoi contattarmi, scrivimi a scrivoarobertobossi@gmail.com


domenica 13 aprile 2014

A volte ritorno

E’ strano, più che altro. Ricominciare a scrivere qui è un po’ come aver scoperto come rintracciare un vecchio amico. Cosa faccio, gli mando una mail o gli telefono? Un SMS, forse? Magari lo disturbo, magari non si ricorda più di me, magari è diventato un alcolizzato che non riesce neppure a tirarsi insieme al mattino, oppure un pescecane della finanza che si gira a guardarti solo se emani profumo da un milione di euro sul conto. E allora, come faccio a ripartire con questo blog? provo con un discorso programmatico, scrivo una presentazione un po’ più aggiornata, sparo un annuncio bomba…. No, non va bene nulla … e allora, mentre scelgo lo stile migliore, provo al far finta di niente e a rientrare fischiettando, come se nulla fosse. Volete che vi racconti cosa ho fatto da quando ho abbandonato questo luogo, volete sentire scuse, narrazioni di cataclismi, cronache di migliaia di ore di riunioni sugli argomenti e nei luoghi più strani? No eh… e allora ve lo dico lo stesso, magari però un’altra volta
L’ultima volta che sono stato qui, c’era il caimano. Ora di lui si può finalmente parlare come di un pregiudicato e, da ieri, del suo ex braccio destro come di un latitante catturato dai servizi segreti stranieri. Certo, un latitante al limite della demenza senile, se è stato beccato per aver usato la carta di credito e il cellulare. Ulteriore prova, se mai ce ne fosse bisogno, che per sconfiggere il crimine non serve né Perry Mason né il tenente Colombo ma, molto più spesso, la volontà politica può fare la sua parte. O non farla, a seconda di chi ha il coltello per il manico. Ora c’è il Bomba, il taumaturgo, quello che #staisereno (ti sto accoltellando, ma che sarà mai, papà Cesare … ),  l’ennesimo illusionista chiamato a ballare sulle ceneri di una società sull’orlo del baratro economico ma, soprattutto civile, dopo 20 anni di devastazioni berlusconiane. Ho l’impressione che, a forza di invocarla, questa Provvidenza si sia un po’ scocciata di essere tirata per la giacca e che abbia messo una bella croce sul nostro paese e sulla teorie di nani e ballerine che ormai senza soluzione di continuità la tirano in ballo e poi la buttano nel cestino alla prima occasione. Se mi conoscete lo sapete già, non ho mai avuto simpatia neppure per questo soggetto, che trovo populista fino all’inverosimile e pericoloso come il pregiudicato sul piano dei contenuti e dei messaggi che trasmette. Della sua stessa categoria mi sembrano anche il piglio autoritario e le sue predilezioni per il mondo dei potenti, per i capi della finanza e per gli affari di amici e amicidegliamici travestiti da sviluppismo ecc, con la differenza che il pregiudicato è straricco (non parliamo di come lo è diventato), mentre il Bomba gli straricchi li ossequia. Almeno per ora. Però, ovviamente, attendiamo il nostro alla prova dei fatti. Per ora, gli 80 euro presi dalle detrazioni non sono certo un colpo di genio, ma d’altronde è anche difficile fare la moltiplicazione dei pani e dei pesci se non ce n’è neppure uno. Zero per mille, fa sempre zero.  Sugli F35, il nostro ha tentato di buttarla in vacca come al solito dicendo che il problema dell’Italia non sono gli F35 ma gli F24 (genio, genio!!), mentre il suo ministro (quella arrivata terza su tre alle primarie a Genova, mica una qualsiasi…) è riuscita a dire una cosa e il suo opposto nel giro di due giorni però quando va a fare le maratone tutti i flash sono per lei. Sul resto dei ministri, mi pare che ci sia solo da votarsi alla clemenza divina, tra yesmen, uomini del potere e della conservazione e equivalenti politici della Carfagna. Anche in questo caso la scelta di volersi circondare da signori nessuno è identica a quella che ha fatto il pregiudicato nella composizione dei suoi governi, e più passata il tempo, più sceglieva personaggi asserviti o asservibili. Del resto, come mi hanno insegnato a dire quando ero giovane, se Atene piange, Sparta non ride. Ma neppure Tessalonico, direi, perché il terzo incomodo, il guru del vaffanculo, è anche peggio. S-fascista ormai laureato a pieni voti, sventaglia mitragliate per il solo gusto di farlo, senza un minimo di verifica o di distinzioni, autoproclamandosi crociato dei costumi e accoltellando al cuore chiunque dei suoi non gli dimostri ossequio incondizionato in qualsiasi situazione. E questi vorrebbero insegnarci la democrazia diretta… ci sarebbe da ridere, se non fosse vero.
I colpi di maglio che il pregiudicato ha quotidianamente assestato alle coscienze civili degli italiani hanno fatto danni pesantissimi e serviranno anni e anni perché ci cancelli questo perenne egoismo, la corsa all’accumulazione e al profitto, l’abitudine farsi portare dovunque da qualsiasi pifferaio fino al momento in cui ci si trova davanti al burrone e allora, dopo che a migliaia sono già precipitati, urlare, scappare, indignarsi, invocare processi di strada e giustizia del popolo
Insomma, dopo anni, direi che sono cambiati i nomi, ma la realtà è sempre la stessa, se non peggiore. E’ anche per questo che ho accettato di ricominciare questa avventura con Insieme per Agrate e di provare a dare il mio piccolo contributo per cambiare qualcosa

Se volete saperne di più su questa materia, alla prossima puntata!

giovedì 11 giugno 2009

Dopo il diluvio

Veramente non si sa da dove cominciare a scrivere, con tutto quello che è successo. Iniziamo dalla fine, come in un bel film d’altri tempi, dalla fine. Mecoledì 24, con ogni probabilità, ci sarà il primo consiglio comunale al quale siete tutti invitati. Io sarò seduto al piano più basso, quello dove sono posizionati i microfoni.
Penso che ricorderò per un bel pezzo i momenti in cui abbiamo realizzato di aver vinto, dopo la depressione dei risultati delle europee. Per me è stata la prima candidatura della mia vita (e mi sa pure l'ultima...) e mi erano sconosciuti i meccanismi psicologici che si muovono intorno all'attesa, all'interpretazione dei segnali deboli, alla tensione. Anche perché chi sta schierato dalla nostra parte non assapora molto spesso il sapore della vittoria…
Nessuno l’avrebbe mai detto, io per primo. Ma per secondi e terzi non l’avrebbero mai detto tutti coloro che hanno sorriso quando hanno letto il mio nome, con quella punta di compatimento che è quasi obbligatorio riservare ai don Chisciotte di ogni categoria, quelli che urlano alla luna e che lottano contro i mulini a vento. Sei bravo, don Chisciotte, ma cerca di finire alla svelta di giocare, perché i grandi devono parlare di cose serie. Beh… eccoci qui.
Ha sorpreso tutti, più in generale, la capacità che ha avuto Libertà è Partecipazione di aggregare dietro un progetto tante persone molto diverse tra di loro: vecchi marpioni della politica agratese,cittadini appena arrivati in paese, giovani di belle speranze poco più che ventenni, funzionari di partito superfedeli alla linea e rappresentanti dell’associazionismo si sono seduti intorno ad un tavolo e hanno iniziato a guardarsi in faccia e un po’ anche dentro. Ognuno ha lasciato a casa un pezzo di sé e quello che ha portato lo ha messo a disposizione degli altri. Non c’erano giochi di potere, non c’erano amici e parenti da sostenere, non c’erano interessi privati . Solo e sempre la volontà di costruire un progetto duraturo e sensato per il nostro paese, qualcosa che finora non c’era e che sentivamo (anzi, sentiamo) sempre più necessario. Probabilmente, avevamo davanti semplicemente un modo come un altro per permettere ai nostri cittadini di rimpossessarsi del senso di essere cittadini e quindi comunità, di poter costruire un gradino in più della scala che ognuno di noi vorrebbe percorrere per essere più soddisfatto della propria vita e del proprio essere (a noi dell’avere proprio non ce ne frega nulla…). E’ un messaggio che si è ovviamente faticato a far passare, ma piano piano penso si sia capito, più che dalle nostre parole, dal nostro impegno e dall’entusiasmo che ognuno di noi ha messo in ogni cosa che ha fatto.

Potrei scrivere tantissime cose, ma forse mi servirebbe un libro. Mi piace poter lasciare scritto, perché forse tra un po’ mi piacerà anche rileggerlo, che ho imparato tante cose in questa campagna elettorale. La più importante è che mai come in questi mesi mi sono accorto di quanto indispensabile sia il lavoro di squadra. Io penso sinceramente di aver fatto un gran lavoro, in termini almeno quantitativi, occupandomi della parte di comunicazione e di tutte le relazioni che, come tanti di noi, abbiamo tenuto per mettere insieme e tenere vive le comunicazioni, le strategie e le idee di L & P. Ma tutto questo non sarebbe servito a niente se non ci fosse stato chi ha fatto il giro dei cortili e delle villette volantini alla mano, chi ha pazientemente discusso con la propria famiglia per spiegare il senso e il valore della nostra esperienza, chi si è svegliato presto alla domenica mattina per essere presente ai gazebo o al mercato e chi ci ha rivolto incoraggiamenti e buone parole che ci hanno aiutato ad andare avanti nei momenti più difficili. Abbiamo costruito una grande macchina in cui ognuno ha trovato il proprio spazio e si è autonomamente organizzato per occuparlo al meglio. Ognuno necessario, ognuno indispensabile. Questo, davvero, è un modo di lavorare che spero potranno copiarci in tanti. Insomma, diciamolo, ho l’impressione che un’altra esperienza non ci verrà più così bene…

Ora che si deve formare la Giunta viene la parte più antipatica, che vorrei tanto bypassare perché non fa proprio parte del mio DNA. Insomma, non ho mai cercato di imporre il mio nome in nessun luogo e non lo farò neppure ora, nonostante Franceschini dica che i giovani devono sgomitare per essere chiamati. A parte il fatto che, forse, giovane sarà lui, penso semplicemente che questo principio neghi un assioma fondamentale quanto elementare per chiunque, nel quale voglio credere, che vuole che in tutti i posti vengano scelti i più adatti. Io non sono adatto a nulla, lo dico io perché non lo dicano gli altri. Però ci sono molti più adatti a ciascun posto e spero ardentemente che siano loro ad essere scelti. Questo sarebbe un gran modo di iniziare questa esperienza, un segnale veramente forte da mandare ai cittadini.

lunedì 8 giugno 2009

Cosa farò quando sarò eletto

Carissimi elettori,
anch’io ho il mio impegno che voglio sottoscrivere davanti a voi (chi mi passa una biro?). Vi prometto che, se, anzi, quando sarò eletto

1) Abolirò il lunedì mattina. Purtroppo potrò farlo solo nominalmente e pertanto l’attuale lunedì mattina si chiamerà lunedì pomeriggio, l’attuale lunedì pomeriggio si chiamerà martedì mattina ecc

2) Cancellerò dal vocabolario alcune parole, ovviamente a mio piacimento. Ne cito qualcuna in ordine sparso, poi, ovviamente, farò di testa mia. Le parole cancellate saranno
Matteosalvini, Borghezio e zozzoniaffini,
ottimizzazione
talk show
aiutino
velina (in tutte le sue accezioni, tranne in quella originaria riferita alla carta per ricopiare i disegni),
zerotituli (questa verrà sanzionata con pene corporali)
convergenza parallela
bruno vespa
festivaldisanremo
liberismo


3) venderò Campione d’Italia alla Svizzera, tanto i soldi per andare al Casino non li ho e, così a memoria, non ricordo che gli amministratori di quel paese siano stati segnalati per il Nobel per la Pace. Con i soldi guadagnati, farò costruire una villa con affaccio sul canale Villoresi che avrò in uso temporaneo fino alla data nella mia morte. Nel giardino, tanti cactus (qualcuno anche a forma di sedia, per gli ospiti riottosi) e fuochi d’artificio tutto l’anno. Come dite, l’avete già sentita? E allora?

4) Comprerò Ryan Giggs e me lo metterò in soggiorno. Lui mi insegnerà il gallese (?!?), io gli insegnerò a fare i cross

5) Costituirò un’apposita commissione per la valutazione di chi può portare i pantaloni a vita bassa, perché, veramente, non se ne può più!! L’esame andrà ripetuto ogni sei mesi, nel nome della sicurezza nazionale e chi non lo supererà subirà anche la decurtazione di 5 punti della patente pedonale, che istituirò con apposito editto imperiale

6) Riporterò in Italia il prof. Rubbia e Giuseppe Rossi e in cambio spedirò all’estero il prof. Sgarbi e Guido Rossi, quello che in 3 giorni, da salvatore della patria in quanto risanatore del calcio è diventato scendiletto di Tronchetti Provera.

7) Emanerò (nei primi 100 giorni, come si dice di solito) un editto per spedire la famiglia Savoia su Marte, accollandomi direttamente le spese di trasporto e di sorveglianza. E che poi non si dica che non ho risolto almeno un problema degli italiani…

Questo e molto altro ancora nel meraviglioso mondo della politica agratese. Tanto ormai, le carte si scopriranno tra poche ore…

giovedì 4 giugno 2009

Massimo e il pgt ad Agrate

Con questo post rispondo al commento di Massimo scritto sul messaggio precedente, in cui mi si chiedeva un’opinione sull’adeguamento del pgt al programma “stop al consumo del territorio”. La materia è complessa e, per lasciare al caso meno cose possibile, ho pensato di dover scrivere un apposito post.

Per prima cosa, tengo a precisare che quello che dirò non corrisponde alla posizione della lista IpA, che, ovviamente, non si pronuncia in modo specifico su qualsiasi quesito, ma è semplicemente il frutto del mio pensiero. La risposta richiede una certa articolazione

Lo sviluppo zero del territorio è un’espressione tanto bella quanto vuota. Chiunque vorrebbe vedere dei bei prati davanti a sé piuttosto che un fabbricato, per quanto bello. Vi sono però delle istanze, in parte legittime, che richiedono all’ente locale di “svilupparsi” per dare alla cittadinanza maggiori possibilità in termini abitativi e occupazionali. Io, astrattamente parlando, non sono per nulla un entusiasta dello “sviluppo”, che non di rado nasconde la parola speculazione e che comunque quasi sempre è sinonimo di irrevocabile cementificazione. Nel nostro caso, ovviamente non siamo a livello di speculazione ma chiaramente un qualsiasi edificio rimane nel tempo e quindi ogni costruzione in più sul nostro territorio va progettato e valutato con grande attenzione. Anche la più misera esperienza insegna però che con i principi non si mangia e che occorre comprendere fino a che punto è possibile recedere, mantenendo comunque vivi i propri principi. Mi sento quindi di dire alcune cose

1) Ho letto nel commento lasciato sul blog di Giovanna, cui il commento di Massimo faceva riferimento, che si cita un valore di 4,92% di territorio (che in realtà mi pare sia il 4,72%, non che cambi molto, ma il valore è questo) occupato a fronte di un 5% consentito dalla Provincia. Mi pare che, messo così, questo parametro indichi uno sfacelo urbanistico che in realtà non mi pare di aver né visto né previsto. Credo occorra dire le cose con completezza e, quindi, occorreva anche specificare che questa percentuale sta ad indicare il territorio urbanizzato e quindi non più agricolo. Tra l’urbanizzato però ci stanno anche le aree a verde pubblico. In poche parole, in quel 4,72% sono compresi il parco previsto a ridosso della Via Dante, l’ampliamento dell’Aldo Moro, del parco Manzoni e, soprattutto, l’estensione del parco presso la vasca volano. Parliamo di 600.000 mq, mica paglia a fronte di un consumo di territorio di 280.000 mq, di cui 80.000 attualmente destinato a serre. Nelle previsioni del pgt, il verde pubblico raddoppia da qui a cinque anni. Raccontare alla gente che queste zone faranno parte del territorio occupato solo perché sopra ci verranno fatti parchi è una pura mistificazione della realtà e credo sia necessario un chiarimento. Inoltre, ricordiamoci sempre che le aree di intervento sono computate per intero ma nel loro interno l’area occupata non è mai totalmente edificata ma una certa quota è destinata a servizi accessori, verde ecc. Tutto questo, ovviamente, non cancella gli edifici, sia ben chiaro, però aiuta a definire meglio il problema, che, messo sul piatto per slogan, dà l’idea di avere ben altre dimensioni. In realtà, che mi risulti, le maggiori costruzioni del pgt sono poco oltre il 2% che, ovviamente, non è zero ed è pur sempre un edificato che ci terremo in futuro, ma comunque ben lontani dallo spettro che si vuol agitare..

2) Per chi ha una pur vaga idea di come si costruisce il bilancio di un ente pubblico sa che occorre conservare sempre il pareggio finanziario e quindi occorrono tante entrate quante uscite. Le entrate da ICI previste a seguito dell’attuazione del nuovo pgt sono circa 750.000 euro. Tanto per cominciare, chi propone lo sviluppo zero dovrebbe poter dire dove andrà a prendere questi soldi, che non sono esattamente bruscolini e questo non mi risulta che lo abbia detto con precisione alcuna lista, almeno a mia conoscenza. Si vuole tagliare? Benissimo, si dica chiaramente dove. Non serve genericamente dire che si vogliono tagliare gli sprechi perché, se non si individuano le spese specifiche non si trasmette nessuna informazione, né serve dire che la scuola si poteva fare con minori costi, perché la scuola ormai è fatta. Ricordiamoci poi una cosa fondamentale, che nessuno dice: la gran parte delle spese correnti del comune è INCOMPRIMIBILE perché fatta da spese istituzionali, spese di personale, contratti già firmati ecc. Per questo, o si individua il dettaglio di voci da tagliare, oppure non ha senso discutere in generale. In ogni caso, molto serenamente, qualora dovessi essere chiamato ad esprimermi nel dettaglio, valuterò se considero più pesanti i tagli effettuati o gli interventi urbanistici previsti oppure, detto in termini meno tecnici, se il gioco vale la candela

3) Le zone nelle quali vengono effettuate la maggior parte degli interventi si trovano nella parte sud del paese, dove la vicinanza con l’autostrada, dello svincolo di collegamento tra due strade provinciali ad ampio scorrimento e la presenza di altre zone industriali non la rendono già ora zona di gran pregio. Mentre sul piano del valore immobiliare quelle zone sono certamente interessanti, sul piano del valore paesaggistico credo si possa indubbiamente dire che non sono esattamente i posti più belli del mondo.

4) Gli interventi sull’edilizia residenziale sono assolutamente limitati, tanto che, a parte la sistemazione di alcune cosiddette “porosità”, l’unico intervento consistente previsto è quello di edilizia economica e popolare in quel prato che sta all’incrocio tra via Kennedy e via Lecco. Anche in questo caso, si parla di un bellissimo prato che verrà sacrificato per dare la possibilità a chi non ha grandi mezzi di comprarsi una casa a prezzi bassi. Si può dire che il gioco vale la candela o meno, assolutamente in modo legittimo. Io onestamente condivido questa scelta (soprattutto perchè è difficile trovare altre aree in cui fare altrettanto) ma credo si possa tranquillamente dire che queste edificazioni non vadano fatte e che si debba lasciare il prato verde. Ecco, io sullo sviluppo zero in questo senso temo di non essere molto d’accordo perché la casa è un bene primario da sviluppare e tutelare (e ve lo dice uno che ha abitato tanti anni in affitto). Chi mi conosce sa che non sono esattamente un cementificatore e, nel mio piccolo, non credo che 25 anni di associazionismo siano trascorsi invano. Certo, non faccio parte del partito del no a tutti i costi e, per la mia personale sensibilità, questo è un caso in cui, di fronte alla difficoltà economica del momento, al mercato del credito che funziona un tanto al chilo e a un contesto sociale difficile, costruire tanti appartamenti a basso costo valgano il sacrificio di una bellissima area (almeno, a me piace molto) come quella di cui parliamo.

Mi sembrava necessario delimitare il campo perché spesso su questa materia se ne sentono di veramente pittoresche. Stante quanto sopra, è altrettanto evidente che sarei assolutamente disponibile a valutare qualsiasi proposta seria di modifica del pgt che abbia comunque un senso compiuto e una sua ragion d’essere e che mantenga gli equilibri. In altri termini, modificare il pgt per cambiare il 4,92% in 4,88% non mi interessa: non cambierebbe niente in termini di impatto e servirebbe solo a sottrarre risorse per altre attività e ad allungare i tempi di attuazione del piano, che, come sappiamo, non sono certo rapidissimi. Se ci fosse invece un progetto serio e che, a fronte di una sensibile riduzione di edificato, producesse gli stessi esiti con altre fonti, perché non valutarlo? Ricordiamoci sempre che chi ha scelto di entrare nella macchina della politica, che sia eletto o meno, è al servizio dei cittadini e qualsiasi buona proposta arrivi, da qualsiasi parte politica, deve essere valutata serenamente, senza pregiudizi e pruriti ideologici. Rimango comunque, di base, un po’ dubbioso sulle reali possibilità in questo senso, ma non voglio porre limiti alla Divina Provvidenza. Ieri sera, ascoltando il dibattito tra candidati sindaci, ho sentito qualcuno che parlava di “svendita del territorio” parlando della costruzione dell’albergo e della perequazione prevista con la costruzione della scuola materna. A me, francamente, tanto “svenduto” non mi pare. Venduto, questo si. Bisogna dirlo onestamente, ma non mi pare uno scandalo, semplicemente è il meccanismo degli oneri di urbanizzazione che funziona così. Su tutti i terreni da edificare si pagano dei soldi alla pubblica amministrazione per poter costruire. Anzi, in vigenza del precedente prg questi meccanismi di perequazione non esistevano e quindi, nel caso si fosse previsto un intervento simile, ben difficilmente si sarebbe arrivati a questo risultato. Si tratta di capire se il disagio della costruzione di un albergo è compensato con la costruzione, a costo zero, come diceva correttamente Ezio Colombo, intendendo il costo finanziario (ma questo lo capisce anche un bambino, se vuole capirlo…) di una scuola materna che è necessaria, urgente e utile. Io penso di si, ma ci si può legittimamente dividere su questo punto.

Sempre con riferimento al dibattito di ieri sera, veramente ho cercato di capire con attenzione la proposta di Comasini sul consumo di territorio, ma probabilmente per mie incapacità, non sono riuscito. Mi è parso che parlasse di un progetto a tendere verso questo obiettivo,che non dovesse essere un traguardo rigido ma come questo si debba realizzare, cosa si debba fare, dove si debba arrivare, quali aree si possano edificare e quali no, mi pare non si sia detto. Peraltro, lo sviluppo zero non capisco bene come possa essere un obiettivo mobile. Zero è zero, mi pare sia un concetto non interpretabile. Sviluppo limitato è una cosa, ma lo zero non è un’opinione …

Ciò che invece mi fa più specie è che non si dica mai come questa “svendita” del territorio fa capo a politiche che vengono inquadrate sul piano normativo da leggi regionali. E’ noto che la politica della Regione Lombardia, in materia, è delle più lassiste in circolazione. Il liberismo in materia economica abbiamo visto in questi mesi dove ci ha portato: il mercato che si autoregolava si è rivelato una barzelletta che ci hanno raccontato quelli che si sono ignobilmente arricchiti con gli inganni della finanza e ai poveretti sono rimasti i cocci da raccogliere quando il giocattolo si è rotto e i furbi sono scappati. Ho la vaga impressione che il liberismo del mattone finirà nello stesso modo: tra breve sarà sempre più difficile vendere gli immobili nuovi e inizierà la teoria degli imprenditori che, finiti gli anni d’oro dei superprofitti, ora non sanno più come pagare le rate del Cayenne. Il problema più grave è però che, ad oggi, ogni ente locale può teoricamente organizzarsi come meglio crede, ma di fatto è costretto ad alimentare il circolo vizioso del mattone. Se fai costruire, ti entrano dei soldi per fare le manutenzioni sul tuo patrimonio. Nel frattempo, hai fatto costruire e quindi arriveranno più persone, che chiederanno più servizi che dovrai finanziare. Il finanziamento si potrà fare solo permettendo ad altri operatori di costruire e via così all’infinito. Non si può certo chiedere ad un Comune da 15.000 abitanti (ma neanche da 150.000) di spezzare questo circolo vizioso, ma, al contrario, l’unica strada per uscirne credo sia permettere a chi ha la volontà di preservare il proprio territorio di accedere a degli appositi finanziamenti che premino chi non vuole costruire e non, come è stato fatto fino ad oggi, chi cementifica di più. Tutto qui. Scaricare a valle il problema è una politica pilatesca, peraltro in voga da molti anni e non solo sull’urbanistica, che non può che portare ai risultati che sono sotto gli occhi di tutti. Temo però che la Regione abbia in mente (e abbia fatto) una politica totalmente opposta a questa e penso quindi che, con queste premesse, lo sviluppo zero sia solo una bella frase che continuerà a riempire la bocca di qualche benpensante e di tutte le opposizioni, di qualsiasi colore siano, ma che sarà mai applicabile se sarà lasciata solo alle buone intenzioni degli amministratori locali.

Concludo poi con una piccola considerazione generale. Non conosco personalmente il candidato sindaco Comasini, ma, così ad occhio, sentendolo parlare ieri sera, mi dà l’impressione di una persona seria e per bene. Nonostante questo, il partito che rappresenta non mi ha mai dato l’impressione di un partito molto attento all’ambiente. Anche senza parlare delle parentele di Casini con il più grande palazzinaro d’Italia, mi pare che la ventennale esperienza di questo partito ci abbia mostrato come spesso le sue posizioni siano più realisti del re e, per dire le prime due cose che mi vengono in mente, che le recenti adesioni al ritorno al nucleare e al decreto +20% delle superfici edificate del governo delineino delle idee che, per usare un eufemismo, fanno a pugni con i progetti di sviluppo zero del pgt.
Bene, siete arrivati in fondo. Comunque la pensiate, vi siete meritati un premio per la costanza. Potete quindi sfogarvi nei commenti!

mercoledì 3 giugno 2009

Grande successo!



Ieri sera la cena di Libertà è Partecipazione è stata un vero successo.

Tanta gente, diverse facce nuove, un ambiente rilas-sato e piacevole, grazie anche al tempo che ci ha dato una grande mano, evitando di omaggiarci del frescolino siberiano delle ultime sere. Anche i ragazzi del Terzo Tempo si sono dimostrati disponibili ed efficienti. Nella foto, che ha fatto l'infaticabile Luigi (come del resto la maggior parte delle foto della campagna elettorale di IpA), uno scorcio della serata, in cui vedete anche il Vostro mostrare la parte migliore di sè. Insomma, a noi è piaciuto. Come direbbe Pizzul, gli assenti hanno avuto torto. La prossima volta, pensateci.

lunedì 1 giugno 2009

Se famo du spaghi

Domani sera, finalmente, non si dovrà vendere nulla. Metteremo in pausa la gioiosa macchina da guerra (??!??) della campagna elettorale e mangeremo insieme in occasione della cena di Libertà è Partecipazione. Sarà una cena a buffet, molto informale, molto "tra amici", come vogliamo che sia lo stile del nostro gruppo non solo quando si mangia (anche perchè mangiare non sta nel nostro programma, nè nelle nostre intenzioni...), ma, soprattutto, quando si ragionerà più in profondità sulle cose.
Lo spazio esterno del bar Terzo Tempo al Centro Sportivo S. Caterina sarà tutto a nostra disposizione dalle 20.00. Una volta tanto, non potremo dire nè "ho poco tempo", nè "ho troppa fame" e di questi tempi è già un bel risultato. Siamo già un bel gruppetto, ma, se volete venire, c'è posto per tutti!

mercoledì 27 maggio 2009

Vuoi più bene alla mamma o al papà?

Il clima della campagna elettorale è veramente un mondo a parte. E' normale che nella politica democratica la ricerca del consenso sia qualcosa di congenito, però le distorsioni di questi momenti arrivano a livelli quasi comici.
Non fai in tempo a girarti e ti trovi in mano un volantino, torni a casa e ti hanno riempito la casella della posta di santini. La cosa più carina è che in diversi volantini "si conferma" l'attività x e y, qualcuno addirittura "congela" la tanta vituperata addizionale irpef, che forse, alla fine, tanto "inutile balzello" non dev'essere, visto che ora nessuno riesce a toglierla. Insomma, la fantasia al potere. Però tutti chiedono il nome nella "gabina", come dice il mio dotto omonimo. Magari nel nome del fatto che sono onesti e simpatici, o che sono buoni cattolici, che hanno girato il mondo o altre cose simili. Insomma, (quasi) tutti uguali, ma tutti diversi nel nome del ... proprio nome. Mi sembra di assistere sempre a quella famosa e inutile domanda che (quasi) tutti hanno fatto a qualche bambino: vuoi più bene alla mamma o al papà? Domanda meschina e fuorviante, soprattutto poi se la fa una delle due parti in causa. Mi piacerebbe invece trovare qualcuno che dice " io di questa materia me ne intendo" (magari, mi piacerebbe anche che la materia non sia la sicurezza...) oppure " io ho questo progetto " (non "voglio fare questa cosa", che è una cosa ben diversa)
Del resto, la caccia alla preferenza è una sorta di distorsione che ovviamente tende a generare questo tipo di situazioni, soprattutto perchè il numero di preferenze è legato alla possibilità di accedere ad incarichi superiori. Io ho già detto molte volte che trovo questo metodo medievale e penalizzante per chi, alla fine, andrà a essere toccato da questo sistema, ovvero i cittadini che saranno i destinatari primi del lavoro della squadra. Forse non tutti hanno chiaro il fatto che avere 500 preferenze non significa essere bravi, ma, molto più semplicemente, essere popolari. Da qui a essere in grado di gestire una realtà complessa ce ne passa moltissimo e più di una volta i risultati si sono visti. Affogare nel mare magno della burocrazia è una cosa tutt'altro che difficile e chi dovrà in futuro gestire questa partita dovrà soprattutto avere delle capacità di coordinamento di interessi e obiettivi molto differenti e a volte contrastanti, capacità che vanno un po' oltre la capacità di vendere le torte fuori dalla chiesa o l'abitudine di girare per strada con il manganello in tasca.
Abbiamo bisogno di un governo del nostro paese fatto da persone non solo oneste, cosa che, almeno nel nostro piccolo ambiente, darei per scontata (per fortuna, nel nostro caso da Arcore non arriva il solito elenco di inquisiti al soldo del padrone da tutelare a tutti i costi), ma soprattutto competenti e con delle doti progettuali. Di questo non si parla mai: nella migliore delle ipotesi si fa un elenco di cose che servono soprattutto a riempire qualche pagina ma un progetto, un disegno globale, si fa fatica a vederlo. Non saranno certo tanti nomi tutti uguali a regalarcelo

giovedì 21 maggio 2009

Tra il dire e il fare...



Tra il dire e il fare c'è di mezzo E IL, diceva Elio.
Sono tutti bravi a passare una mano di vernice bianca sui graffiti dei leoncavallini de noantri, stracciandosi le vesti e invocando ordine e decoro. Quando fa comodo, però, il decoro serve un po' meno. Abbiamo visto tutti, camminando per il paese, questi splendidi adesivi del candidato Mancino (che conosco solo superficialmente, e peraltro, di pelle, mi è pure simpatico). Forse in questi casi la pulizia conta un po' meno e probabilmente sarà colpa di qualche facinoroso che, all'insaputa del candidato, avrà proditoriamente marcatGiustificao il territorio proprio come fanno certi simpatici animaletti. Certo, quando si fanno stampare adesivi con il proprio nome scritto sopra, forse si pensa che li usino i bambini come merce di scambio fuori dalle scuole...
Inutile dire che il rispetto delle regole è la prima tappa della convivenza civile e, secondo me, chi si propone ai cittadini per svolgere un incarico pubblico e tutelare i beni comuni e poi è il primo a fare il furbetto e ad infrangerle quando gli fa comodo, piccole o grandi che siano, manca di quel minimo spessore istituzionale che deve obbligatoriamente avere chiunque voglia occupare certi ruoli.
E poi, diciamolo. Questa figurina ormai ce l'abbiamo tutti...

martedì 19 maggio 2009

Il giogo leggero

Ho recentemente trascurato questo spazio, perchè le ultime giornate sono state veramente fitte di cose e di persone, ma mi è mancato. Dev'essere una strana malattia o un raro caso di dissociazione, quello che ti fa sentire la mancanza dei tuoi pensieri...
Ho riflettuto però su tante cose da scrivere. Una delle più particolari è stato realizzare lentamente cosa significa avere delle persone che si mettono nelle tue mani per decidere per cinque anni il futuro delle loro cose. Mica è uno scherzetto, dirlo. Camminare per il paese con questo pensiero mi dà delle sensazioni veramente particolari, in questi giorni. Sarà effettivamente troppo illuminato il parcheggio del Polo Sanitario, per uno come me che ha sempre l'impressione che si sprechi troppo? Cosa penserà la gente degli archetti che delimitano le ciclabili, se io in bici per il paese ci vado poco?
Quindi, da un po' sto cercando di camminare per il paese come un anziano, di percorrere le ciclabili come un ciclista (anzi, come Claudio!), di andare al parco come un bambino, di fare la fila dall'ortolano come una casalinga. Veramente così si scoprono un sacco di cose particolari, dei punti di vista inattesi, delle rivelazioni potenti.
La cosa che più di tutti mi è di consolazione in questi giorni così frenetici è che, sotto molti aspetti, ho imparato un sacco di cose. Ho studiato e pensato tanto la comunicazione elettorale, ho cercato di vivere il nostro paese con i vestiti degli altri, ho parlato con tanta gente, ho conosciuto idee, impressioni, esperienze, ho avuto amici che mi hanno incoraggiato e che hanno speso delle belle parole nei miei confronti, che non si cancelleranno facilmente.
Comunque vada, la mia piccola sfida (la parola battaglia mi inquieta solo a scriverla, anche se spesso non è azzardato usarla) l'ho già vinta. Ora andiamo a vincere la guerra

mercoledì 13 maggio 2009

Presentazione lista n. 2 la vendetta


Questa sera, seconda presentazione della lista IpA ad Omate. La prima, venerdì scorso ad Agrate, è stato veramente un successo clamoroso. Rispetto a quanto riferito dai giornali locali sulla presentazione della lista concorrente, i presenti erano il doppio. E' anche vero che, tradizionalmente, chi vota a destra è sempre meno presente alla vita sociale del paese, limitandosi spesso a mettere la croce nella "gabina". In ogni caso, è di grande soddisfazione vedere come tanta gente ci sta vicina e condivide il nostro progetto. I conti comunque si fanno alla fine ma, per quel che mi riguarda, sicuramente siamo partiti bene, magaari non rapidissimamente, ma bene.

La nostra campagna di comunicazione mi sembra onestamente di un altro livello, direi quasi semiprofessionale. Ha un progetto, mantiene uno stile, è serena ed efficace. Non ci fosse una situazione politica nazionale come quella che vediamo quotidianamente, direi che non c'è storia. Invece, la realtà è molto meno piacevole e bisognerà correre e battere il paese palmo a palmo per spiegare a tutti chi siamo, cosa abbiamo fatto e cosa vogliamo fare.
Io che volevo ricominciare a leggere qualche libro...

giovedì 7 maggio 2009

E da domani si comincia ufficialmente



Per me in realtà è già cominciata da molti mesi, anche se non si vede. Da questo autunno con qualche amico (tra cui Giovanna) abbiamo lavorato per capire se potesse essere utile un nostro contributo per migliorare questo comune. Abbiamo trovato tante piccole cose, tanti piccoli segni che, messi insieme, abbiamo pensato potessero essere utili per i nostri concittadini e lo abbiamo scritto.
Abbiamo pensato di richiamarci, tutti insieme ad un maggiore rispetto del nostro ambiente, a cercare uno stile amministrativo di trasparenza e di coinvolgimento che porti una maggiore partecipazione dei cittadini nelle scelte più importanti, una particolare attenzione nei progetti per giovani e per gli anziani in modo da non considerarli sempre una riserva indiana, ma normali soggetti posti sullo stesso piano di qualsiasi altro, una decisa presa di posizione a favore della scuola pubblica in un momento in cui il governo cerca di devastarla e una maggiore efficienza nella gestione amministrativa fatta di programmazione e controllo.
Il nostro progetto non solo è stato accettato di buon grado da IpA, ma abbiamo la presunzione di pensare che sia stato utile per progettare un futuro più serio, più utile, più unito del nostro paese.

Domani sera si presenta ufficialmente il candidato sindaco Ezio Colombo (che è quel mostro nella foto, per chi non lo avesse ancora capito!) e tutta la squadra dei candidati (ore 20.45 Auditorium Mario Rigoni Stern, Villa Corneliani) ed naturalmente esporremo il programma della lista. Si replica ad Omate mercoledì al Cinema.
Ditelo ai vostri amici, ditelo soprattutto a chi non ci conosce, perchè credo che abbiamo costruito, con grande fatica, un bel progetto con una squadra che lo porterà avanti in modo serio e competente. Insieme, lo faremo diventare anche più bello.