Giorno 2
Oggi, sveglia all’alba. Alle
5.50, sul balcone si sente solo il cinguettio di qualche uccello. Sembra
proprio di non esserci mossi da casa … Dobbiamo fare un bagaglio leggero per
due giorni, perché oggi inizierà la visita sul campo e il pulmino che ci
trasporterà pare abbia poco spazio (poi la realtà confermerà ampiamente questa
idea). Ci dividiamo secondo gli accordi e, finalmente, mettiamo il naso fuori
dalla nostra residenza dorata dello Sheraton e possiamo vedere dove siamo capitati. Partiamo alle 7.30 circa.
Traffico, praticamente zero o quasi. O la gente inizia a lavorare tra un paio
d’ore o San Salvador non assomiglia a Palermo . Per il resto, l’impatto, come
da programma, è piuttosto rude. Fuori dai dintorni dell’hotel, il concetto di
“secondo piano” pare non sia stato diffuso. E’ invece molto frequente l’uso
del filo spinato sui muri di cinta delle case, preferibilmente elettrificato.
Incontriamo un paio di lavori in corso in
cui si riduce la distanza con l’Italia: anche qui, un operaio che lavora
e 10 che coordinano, parlano, valutano. C’è però una differenza: qui c’è la
guardia armata, con fucile a pompa spianato. In uno il guardiano è un
vecchietto che in altre circostanze potremmo immaginare solo davanti ad un
bianchino. Non è detto che qui la situazione sia diversa.
A dispetto di quello che ci si
potrebbe immaginare, fuori dalla città è tutto molto verde, spesso non si
distinguono, almeno al mio occhio sbirulo, i campi coltivati da quelli
selvaggi. Gli edifici che incrociamo sono sempre diroccati, ma l tenuti, di
fianco alle strade spesso ci sono rifiuti che sembra siano lì da tempo
immemore. Il tutto non fa un gran effetto, ma man mano che ci si allontana
dalla città gli edifici si diradano e il verde prende il sopravvento. Poi la
strada inizia a salire, la colazione invece pure, anche perché l’autista
mantiene la stesa velocità, in pianura e in montagna. Il paesaggio montano è
sempre molto verde, praticamente non si vede3 roccia. Il verde è sempre molto
vario. Purtroppo la mia ignorantità non mi permette di distinguere le varietà,
ma l’effetto è sicuramente piacevole, quasi quasi mi verrebbe da usare
l’aggettivo “lussureggiante”, ma lo rinfodero rapidamente. La pausa ci permette
di fare la nostra prima passeggiata (beh, 100 metri…) in territorio
centramericano, dove qualcuno inizia a subire offerte commerciali (temo non
saranno le uniche). Passiamo da un
ufficio, dove la signora ci fa firmare un registro presenza, tanto per farti
sentire u po’ colonialista. Passiamo la frontiera e otteniamo la scorta di due
poliziotti con mitra incorporato per qualche chilometro, a cosa servano non è
molto chiaro, o forse è meglio non indagare. La prima meta è una cooperativa
che aiuta i produttori nei passaggi nei quali i contadini dovrebbero essere
meno esperti: imballaggio, spedizione e commercializzazione. Scopriamo quali
sono i prodotti del luogo: carote (mai l’avrei detto, i nostri GASortisti
morirebbero di invidia scoprendo in quale pietraia crescono, o almeno così a me
sembra), ma soprattutto caffè e cipolle, che pare essere la vera star della
zona. Ci spiegano, un po’ ora, un po’ in un altro incontro, che lo scorso anno
c’è stata una crisi globale dei produttori, dovuta al fatto che c’è stata
un’importazione senza dazi di cipolle,
che ha fatto crollare il prezzo dei prodotti locali. E uno, qui, si domanderebbe:
da dove, dal Burkina Faso? Dal Bangladesh? L’origine delle cipolle spiega ,
come funziona l’agrindustria con una parola ciò che mille discorsi
faticherebbero a descrivere meglio. Questa parola è Olanda. Potrebbe essere
USA, Francia, magari anche Italia, ma mi pare che il concetto non cambi. Un
honduregno per portare i propri prodotti nel Salvador a 90km paga il 13% di
dazi doganali + una quota per l’uso delle strade (ebbene si…). Un mercato
drogato dagli incentivi e dal produttivismo ad ogni costo rende conveniente
importare prodotti da un paese dove il reddito medio pro capite è forse 15
volte superiore , gettando sul lastrico i produttori locali, con tutto quello
che ciò comporta sul piano sociale, alimentare, occupazionale, finanziario ecc
ecc.
Sempre seguiti dai nostri fidi
poliziotti, andiamo a incontrare un’azienda che aiuta i commercianti a piazzare
sul mercato i propri prodotti, segnatamente il caffè, miele e ortaggi.
Un’esperienza nata con il finanziamento dell’Unione Europea insieme a diversi altri,
che sono però tutte morte. Della serie, evviva la cooperazione internazionale.
Voto medio, personaggio un po’ sui generis, voto massimo che si può prendere
uno che sostiene che non esiste il commercio giusto. Insomma, vabbè che il tuo
cliente è Wal Mart, però ….
Visita veloce a un’associazione
di donne, dove una signora che non avrebbe sfigurato in un film di con Leslie
Nielsen ci ha parlato a mitraglia per una buona mezzoretta della sua
esperienza, senza che io sia riuscito a capire una mazza fionda. Sono
esperienze appaganti…
Passiamo il confine col Guatemala
con qualche difficoltà, visitiamo la S. Pietro guatemalteca e domani ci
prepariamo ad una nuova esperienza, quella più hard, una giornata con la
famiglia campesina. E’ meglio che mi riposi, allora
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