joe strummer

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giovedì 19 aprile 2012

Out of the blue (and into the black?)



Giorno 2
Oggi, sveglia all’alba. Alle 5.50, sul balcone si sente solo il cinguettio di qualche uccello. Sembra proprio di non esserci mossi da casa … Dobbiamo fare un bagaglio leggero per due giorni, perché oggi inizierà la visita sul campo e il pulmino che ci trasporterà pare abbia poco spazio (poi la realtà confermerà ampiamente questa idea). Ci dividiamo secondo gli accordi e, finalmente, mettiamo il naso fuori dalla nostra residenza dorata dello Sheraton e possiamo vedere dove siamo capitati. Partiamo alle 7.30 circa. Traffico, praticamente zero o quasi. O la gente inizia a lavorare tra un paio d’ore o San Salvador non assomiglia a Palermo . Per il resto, l’impatto, come da programma, è piuttosto rude. Fuori dai dintorni dell’hotel, il concetto di “secondo piano” pare non sia stato diffuso. E’ invece molto frequente l’uso del filo spinato sui muri di cinta delle case, preferibilmente elettrificato. Incontriamo un paio di lavori in corso in  cui si riduce la distanza con l’Italia: anche qui, un operaio che lavora e 10 che coordinano, parlano, valutano. C’è però una differenza: qui c’è la guardia armata, con fucile a pompa spianato. In uno il guardiano è un vecchietto che in altre circostanze potremmo immaginare solo davanti ad un bianchino. Non è detto che qui la situazione sia diversa.
A dispetto di quello che ci si potrebbe immaginare, fuori dalla città è tutto molto verde, spesso non si distinguono, almeno al mio occhio sbirulo, i campi coltivati da quelli selvaggi. Gli edifici che incrociamo sono sempre diroccati, ma l tenuti, di fianco alle strade spesso ci sono rifiuti che sembra siano lì da tempo immemore. Il tutto non fa un gran effetto, ma man mano che ci si allontana dalla città gli edifici si diradano e il verde prende il sopravvento. Poi la strada inizia a salire, la colazione invece pure, anche perché l’autista mantiene la stesa velocità, in pianura e in montagna. Il paesaggio montano è sempre molto verde, praticamente non si vede3 roccia. Il verde è sempre molto vario. Purtroppo la mia ignorantità non mi permette di distinguere le varietà, ma l’effetto è sicuramente piacevole, quasi quasi mi verrebbe da usare l’aggettivo “lussureggiante”, ma lo rinfodero rapidamente. La pausa ci permette di fare la nostra prima passeggiata (beh, 100 metri…) in territorio centramericano, dove qualcuno inizia a subire offerte commerciali (temo non saranno le uniche).  Passiamo da un ufficio, dove la signora ci fa firmare un registro presenza, tanto per farti sentire u po’ colonialista. Passiamo la frontiera e otteniamo la scorta di due poliziotti con mitra incorporato per qualche chilometro, a cosa servano non è molto chiaro, o forse è meglio non indagare. La prima meta è una cooperativa che aiuta i produttori nei passaggi nei quali i contadini dovrebbero essere meno esperti: imballaggio, spedizione e commercializzazione. Scopriamo quali sono i prodotti del luogo: carote (mai l’avrei detto, i nostri GASortisti morirebbero di invidia scoprendo in quale pietraia crescono, o almeno così a me sembra), ma soprattutto caffè e cipolle, che pare essere la vera star della zona. Ci spiegano, un po’ ora, un po’ in un altro incontro, che lo scorso anno c’è stata una crisi globale dei produttori, dovuta al fatto che c’è stata un’importazione senza dazi  di cipolle, che ha fatto crollare il prezzo dei prodotti locali. E uno, qui, si domanderebbe: da dove, dal Burkina Faso? Dal Bangladesh? L’origine delle cipolle spiega , come funziona l’agrindustria con una parola ciò che mille discorsi faticherebbero a descrivere meglio. Questa parola è Olanda. Potrebbe essere USA, Francia, magari anche Italia, ma mi pare che il concetto non cambi. Un honduregno per portare i propri prodotti nel Salvador a 90km paga il 13% di dazi doganali + una quota per l’uso delle strade (ebbene si…). Un mercato drogato dagli incentivi e dal produttivismo ad ogni costo rende conveniente importare prodotti da un paese dove il reddito medio pro capite è forse 15 volte superiore , gettando sul lastrico i produttori locali, con tutto quello che ciò comporta sul piano sociale, alimentare, occupazionale, finanziario ecc ecc.
Sempre seguiti dai nostri fidi poliziotti, andiamo a incontrare un’azienda che aiuta i commercianti a piazzare sul mercato i propri prodotti, segnatamente il caffè, miele e ortaggi. Un’esperienza nata con il finanziamento dell’Unione Europea insieme a diversi altri, che sono però tutte morte. Della serie, evviva la cooperazione internazionale. Voto medio, personaggio un po’ sui generis, voto massimo che si può prendere uno che sostiene che non esiste il commercio giusto. Insomma, vabbè che il tuo cliente è Wal Mart, però ….
Visita veloce a un’associazione di donne, dove una signora che non avrebbe sfigurato in un film di con Leslie Nielsen ci ha parlato a mitraglia per una buona mezzoretta della sua esperienza, senza che io sia riuscito a capire una mazza fionda. Sono esperienze appaganti… 
Passiamo il confine col Guatemala con qualche difficoltà, visitiamo la S. Pietro guatemalteca e domani ci prepariamo ad una nuova esperienza, quella più hard, una giornata con la famiglia campesina. E’ meglio che mi riposi, allora

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