joe strummer

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lunedì 23 aprile 2012

Gruppo Vacanze Piemonte


7 Giorno

Ovviamente, il settimo si riposò. Le fatiche della notte hanno trovato un po’ di sfogo grazie alla giornata libera di oggi. Sveglia alle 9, solita colazione super e pullmino che ci aspetta per andare a Joya de Ceren, un sito archeologico maya non troppo distante da qui. Una parte di noi, soprattutto spagnoli, sono già partiti per andare a fare una gita per il vulcano San Salvador. Li attende una bella sgroppata e per questo sono partiti un paio d’ore prima di noi. Oggi, quindi, giornata di chiacchiere e di relazioni. Visitiamo un campo di lava, interessante per chi non è mai stato in Islanda, ma che in confronto ad altri scompare. Del resto Roberto, la nostra guida che poco oltre scopriremo essere in mezzo tra Fidel Castro e Bakunin, ci informa che in Salvador ci sono 100 vulcani, di cui 6 attivi. Uno di questi è San Salvador, proprio quello davanti alla capitale. Vabbe, tanto io domani me ne vado … Arriviamo al sito di Joya de Ceren senza problemi, passaggio al museo e finalmente iniziamo ad introdurci nel piacevole clima tropicale, cioè un discreto caldino e un’umidità imbarazzante, ma anche una specie di giardino botanico con un diluvio di colori, forme e dimensioni che lasciano tutti a bocca (semi)aperta. I più dotti di noi distinguono il croton, il caiun con l’anacardo sotto, ma anche la pallinuvia florina e la cadimonia piumata. Non li conoscete questi due, vero? Eccerto, me li sono appena inventati … Comunque, e questo non è uno scherzo, è davvero uno spettacolo. Le rovine dell’insediamento maya però lo sono ancora di più. Una perfezione e una modernità architettonica che ancora oggi lascia stupefatti, così come i tanti misteri che la leggenda di questo popolo si porterà dietro nei secoli. No, non fino al 21 dicembre 2012 perché, come ci hanno già detto in due, quella sarà la data in cui cambierà il calendario, non della fine del mondo. Mi dispiace dirvelo, ma dovrete continuare a pagare il mutuo anche per il 2013. Devo anche dire che queste rovine mi sembrano ben conservate e tenute. I bagni di servizio sono però una vera latrina e questo, nel rispetto del principio che prevede  che la civiltà dei popoli si distingue dallo stato di mantenimento dei bagni pubblici, dovrebbe aiutare a stringere più strette relazioni di fratellanza tra salvadoregni e italiani. In bus si era deciso di puntare poi al vulcano anceh noi, ma appena dopo la visita Roberto ci dice che a 5 km da qui è possibile visitare le piramidi di San Andres. E chi siamo noi per poterci permettere di saltare questa visita? E via, alle piramidi. Splendida costruzioni, se vogliamo anche un pochino inquietanti sia per l’ampiezza dello spazio nel quale sono collocate, sia per il senso di ieraticità che diffondono, sia perché Roberto ci racconta che qui si faceva il gioco della palla che non era proprio come il nostro calcio, ma che aveva un epilogo volendo anche più cruento delle partite più violente che conosciamo. Chi vinceva, infatti, che usasse il 442 o il 433, aveva il privilegio di essere sacrificato. E il sacrificio, mica era così, ti pugnalo e buonanotte. Eh, nononononono, cari miei, i maya avevano il loro bel senso dello spettacolo. Quindi, prima il cuore, tagliato ed estratto e poi una bella decapitazione, con tanto di desta rotolante giù dalla piramide e sommo gaudio della folla. Quindi, cari amici interisti, c’è qualcuno che con il gioco della palla aveva da rimetterci più di voi. A parte tutto questo, onestamente un posto bellissimo, uno di quei posti con la classica atmosfera magica, che non si può raccontare. Come Stonehenge, come la spiaggia di Vik. Se non ci credete, andateci.

Il gruppo vacanze Piemonte riprende il mezzo meccanico per l’ascensione al vulcano San Salvador, Ultima meta della nostra giornata. Quando la strada inizia a salire il nostro pullmino Hyundai inizia a soffrire le pene dell’inferno e un paio di volte anche in prima sembra tirare gli ultimi, ma in un paese che è stato in guerra fino all’altro ieri, una salita non sarà mica questo gran problema … Ad un certo punto anche il motore inizia a respirare e ci appare il ristorantino. Posto molto carino, aria decisamente meno spiacevole. Scopriamo di essere a 2000 metri e questo ovviamente spiega molte cose. Pausa pappatoria e ripartenza, ma solo per qualche minuto. Sulla vetta del vulcano, solito spettacolo di estrema peculiarità: parcheggio di 10 auto, in compenso troviamo almeno une ventina di bancarelle (non contiamo i battitori liberi) con ogni genere di generi di conforto e di scritte (su una c’era scritto Bienvenidos – Willkommen, per il piacere dell’unico turista di Colonia che hanno visto da queste parti negli ultimi 4 anni). Mangiare lì vorrebbe dire scatenare l’ira più furente di Montezuma, quindi passiamo oltre e arriviamo rapidamente alla caldera del vulcano, el boqueton. Lunga un chilometro e mezzo, profonda 600 metri, piena di verde dentro. Non so se mi sono capito, ma sembra il seti di un film di Indiana Jones. Oltre a questo però non c’è molto altro da vedere. Ritorniamo quindi in albergo, salutiamo la nostra guida extraparlamentare, ceniamo e poi seratina nei locali di Santa Tecla, che chi ci è stato la sera prima ci dice essere “come i Navigli, ma senza acqua”. Purtroppo scopriamo che tra sabato e domenica sera i Navigli se ne sono tutti andati e rimane solo una teoria di porte chiuse con un paio di locali aperti. Insomma, l’effetto è Riccione nel mese di novembre. Ci infiliamo in uno dei pochissimi aperti, peraltro semivuoto, e lo occupiamo militarmente. Ne usciremo a note fonda, ma la mia serata non è ancora finita. Il bicchiere della staffa viene magicamente riempito e contemporaneamente mi parte la riunione più notturna che abbia mai fatto (e, spero, che farò mai in tutta la mia vita). Torno a dormire che ormai albeggia, piuttosto confuso dalla riunione e sicuramente dall’orario di allettamento, che non toccavo ormai dalla mia ruggente gioventù. E adesso però  basta riunioni!






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