7 Giorno
Ovviamente, il settimo si riposò.
Le fatiche della notte hanno trovato un po’ di sfogo grazie alla giornata
libera di oggi. Sveglia alle 9, solita colazione super e pullmino che ci
aspetta per andare a Joya de Ceren, un sito archeologico maya non troppo
distante da qui. Una parte di noi, soprattutto spagnoli, sono già partiti per
andare a fare una gita per il vulcano San Salvador. Li attende una bella
sgroppata e per questo sono partiti un paio d’ore prima di noi. Oggi, quindi,
giornata di chiacchiere e di relazioni. Visitiamo un campo di lava,
interessante per chi non è mai stato in Islanda, ma che in confronto ad altri
scompare. Del resto Roberto, la nostra guida che poco oltre scopriremo essere
in mezzo tra Fidel Castro e Bakunin, ci informa che in Salvador ci sono 100
vulcani, di cui 6 attivi. Uno di questi è San Salvador, proprio quello davanti
alla capitale. Vabbe, tanto io domani me ne vado … Arriviamo al sito di Joya de
Ceren senza problemi, passaggio al museo e finalmente iniziamo ad introdurci
nel piacevole clima tropicale, cioè un discreto caldino e un’umidità
imbarazzante, ma anche una specie di giardino botanico con un diluvio di
colori, forme e dimensioni che lasciano tutti a bocca (semi)aperta. I più dotti
di noi distinguono il croton, il caiun con l’anacardo sotto, ma anche la
pallinuvia florina e la cadimonia piumata. Non li conoscete questi due, vero?
Eccerto, me li sono appena inventati … Comunque, e questo non è uno scherzo, è
davvero uno spettacolo. Le rovine dell’insediamento maya però lo sono ancora di
più. Una perfezione e una modernità architettonica che ancora oggi lascia
stupefatti, così come i tanti misteri che la leggenda di questo popolo si
porterà dietro nei secoli. No, non fino al 21 dicembre 2012 perché, come ci
hanno già detto in due, quella sarà la data in cui cambierà il calendario, non
della fine del mondo. Mi dispiace dirvelo, ma dovrete continuare a pagare il
mutuo anche per il 2013. Devo anche dire che queste rovine mi sembrano ben
conservate e tenute. I bagni di servizio sono però una vera latrina e questo,
nel rispetto del principio che prevede
che la civiltà dei popoli si distingue dallo stato di mantenimento dei
bagni pubblici, dovrebbe aiutare a stringere più strette relazioni di
fratellanza tra salvadoregni e italiani. In bus si era deciso di puntare poi al
vulcano anceh noi, ma appena dopo la visita Roberto ci dice che a 5 km da qui è
possibile visitare le piramidi di San Andres. E chi siamo noi per poterci
permettere di saltare questa visita? E via, alle piramidi. Splendida
costruzioni, se vogliamo anche un pochino inquietanti sia per l’ampiezza dello
spazio nel quale sono collocate, sia per il senso di ieraticità che diffondono,
sia perché Roberto ci racconta che qui si faceva il gioco della palla che non era
proprio come il nostro calcio, ma che aveva un epilogo volendo anche più
cruento delle partite più violente che conosciamo. Chi vinceva, infatti, che usasse il 442 o il 433, aveva
il privilegio di essere sacrificato. E il sacrificio, mica era così, ti pugnalo
e buonanotte. Eh, nononononono, cari miei, i maya avevano il loro bel senso
dello spettacolo. Quindi, prima il cuore, tagliato ed estratto e poi una bella
decapitazione, con tanto di desta rotolante giù dalla piramide e sommo gaudio
della folla. Quindi, cari amici interisti, c’è qualcuno che con il gioco della
palla aveva da rimetterci più di voi. A parte tutto questo, onestamente un
posto bellissimo, uno di quei posti con la classica atmosfera magica, che non
si può raccontare. Come Stonehenge, come la spiaggia di Vik. Se non ci credete,
andateci.
Il gruppo vacanze Piemonte riprende
il mezzo meccanico per l’ascensione al vulcano San Salvador, Ultima meta della
nostra giornata. Quando la strada inizia a salire il nostro pullmino Hyundai
inizia a soffrire le pene dell’inferno e un paio di volte anche in prima sembra
tirare gli ultimi, ma in un paese che è stato in guerra fino all’altro ieri,
una salita non sarà mica questo gran problema … Ad un certo punto anche il
motore inizia a respirare e ci appare il ristorantino. Posto molto carino, aria
decisamente meno spiacevole. Scopriamo di essere a 2000 metri e questo
ovviamente spiega molte cose. Pausa pappatoria e ripartenza, ma solo per qualche
minuto. Sulla vetta del vulcano, solito spettacolo di estrema peculiarità:
parcheggio di 10 auto, in compenso troviamo almeno une ventina di bancarelle
(non contiamo i battitori liberi) con ogni genere di generi di conforto e di
scritte (su una c’era scritto Bienvenidos – Willkommen, per il piacere dell’unico
turista di Colonia che hanno visto da queste parti negli ultimi 4 anni).
Mangiare lì vorrebbe dire scatenare l’ira più furente di Montezuma, quindi
passiamo oltre e arriviamo rapidamente alla caldera del vulcano, el boqueton.
Lunga un chilometro e mezzo, profonda 600 metri, piena di verde dentro. Non so
se mi sono capito, ma sembra il seti di un film di Indiana Jones. Oltre a
questo però non c’è molto altro da vedere. Ritorniamo quindi in albergo,
salutiamo la nostra guida extraparlamentare, ceniamo e poi seratina nei locali
di Santa Tecla, che chi ci è stato la sera prima ci dice essere “come i
Navigli, ma senza acqua”. Purtroppo scopriamo che tra sabato e domenica sera i
Navigli se ne sono tutti andati e rimane solo una teoria di porte chiuse con un
paio di locali aperti. Insomma, l’effetto è Riccione nel mese di novembre. Ci
infiliamo in uno dei pochissimi aperti, peraltro semivuoto, e lo occupiamo
militarmente. Ne usciremo a note fonda, ma la mia serata non è ancora finita.
Il bicchiere della staffa viene magicamente riempito e contemporaneamente mi
parte la riunione più notturna che abbia mai fatto (e, spero, che farò mai in
tutta la mia vita). Torno a dormire che ormai albeggia, piuttosto confuso dalla
riunione e sicuramente dall’orario di allettamento, che non toccavo ormai dalla
mia ruggente gioventù. E adesso però
basta riunioni!
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