Giorno 1
“Beato te che vai in
Centramerica, chissà come ti diverti!”. Se tutti i divertimenti sono così,
tanto vale che mi faccia monaco trappista.
Oggi si è iniziato tardino, verso le 10, ma poi è stato un fuoco di fila
di presentazioni fino alle 19.30, con un’oretta scarsa di pausa pranzo e,
soprattutto, 8 ore di fuso orario ancora sul grugno. E ancora oggi, non abbiamo
ancora messo il muso fuori dall’albergo e temo che, dopo il briefing sulla
sicurezza da parte di un funzionario ONU (quale onore!), anche i più temerari
ora inizieranno a rifletterci seriamente prima di fare i gradassi.
A parte la stanchezza, la
giornata ci è servita per immergerci nel clima, che da domani sarà campale, nel
vero senso della parola. Oggi ci è stato spiegato come funzionano le cose da
queste parti, cosa si attende il progetto da noi, quale situazione di partenza
ci si parerà di fronte da domani mattina, quando inizieremo ad andare sul
terreno a visitare non chiacchieroni come noi, ma lavoratori. La nostra
missione sarà quella di visitare una mancomunidad, termine che pare sia poco
traducibile ma che sovrebbe assomigliare a comunità, nel nostro caso
sovranazionale. Visiteremo infatti questo strano soggetto
politico-amministrativo costruito a cavallo tra Honduras, Guatemala e El Salvador,
dove si stanno concentrando progetti e sforzi del progetto Presanca in materia
di sicurezza alimentare, ma direi, più in generale, in materia sociale, visto
che uno dei programmi più ambiziosi lì è quello di eliminare l’analfabetismo.
Un obiettivo così ambizioso di pelle mi ha ricordato un po’ i progetti fame
zero, ma non poniamo limiti alla divina provvidenza. Tutti sono un po’
preoccupati dalla giornata di dopodomani, quando saremo in visita (o in
affiancamento) ad una famiglia guatemalteca, ma lasciamo tempo al tempo. Domani
ci attende una levataccia alle 5.50, un bel viaggio in autobus e poi tre visite
in Honduras e il pernottamente in Guatemala. Ce n’è abbastanza
Mi sembra, di nuovo, di aver
visto cose un po’ strane ma anche molto belle. Un sacco di persone che lavorano
nei progetti, che per noi possono sembrare passatempi da radical chic, mentre
qui, magliettina d’ordinanza a parte, sono davvero attività che fanno la
differenza tra vivere di stenti e vivere dignitosamente. Il luogo dove siamo dice
però descrive lo stridore tra realtà e aspirazioni americaniste che mi pare di
aver a più riprese notato. Avere camerieri in livrea che ti accompagnano la
sedia non è proprio uno stato compatibile con i progetti di sviluppo, ma poi
finisce che ci si lamenta sempre delle vacche grasse. Più frequento queste
persone, più mi dispiace del fatto che in precedenza non ci siano state
occasioni di costruzione di una rete. Mi
sembra proprio che, anche dalle relazioni che (tutte in spagnolo…) oggi ho
sentito, la costruzione di un coordinamento sui progetti e la necessità di far
conoscere esperienze e operatori sia un
problema comune a qualsiasi attività, ma, contemporaneamente, un passaggio
sempre più indispensabile per cercare di governare una complessità che, diversamente,
si può gestire solo con la forza o con risultati poco significativi. Aver però
visto che le esperienze di rete, anche se partono da nulla, possono generare
grandi risultati, dovrebbe darci il buon esempio per cercare di lavorare con
maggiore attenzione in quesa direzione
Nella telefoto Ansa, potrete ammirare i partecipanti italiani alla missione in tutto il loro splendore. Purtroppo lo striscione della Juve era occupato e abbiamo dovuto far la foto davanti a questo.
Vabbè, 6 ore di sonno me le sono meritate, per oggi. Nano nano
Vabbè, 6 ore di sonno me le sono meritate, per oggi. Nano nano
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